La vita è altrove

[…] Ormai anche il redattore l’aveva capita ed era pronto ad andarsene, già il vecchio poeta lo prendeva sottobraccio e lo conduceva verso la porta, e Jaromil si rendeva conto che sarebbe rimasto solo con la ragazza, che era seduta in una larga poltrona, le gambe incrociate sotto di sé, i capelli neri sciolti sulle spalle e gli occhi immobili fissi su di lui…
Life is elsewhereLa storia di due esseri che stanno per divenire amanti è così eterna, che possiamo quasi dimenticare l’epoca in cui si svolge. Come è piacevole raccontare queste storie senza tempo! Come sarebbe delizioso dimeticarsi di colei che ha succhiato la linfa delle nostre brevi vite per asservirla ai suoi inutili fini, come sarebbe bello dimenticarsi della Storia!
Ma il suo fantasma bussa alla porta ed entra nel racconto. Non sotto le sembianze della polizia segreta, né sotto quelle di un improvviso rivolgimento; la Storia non avanza toccando solo le vette drammatiche della vita, ma impregna di sé, come acqua sporca, anche la vita quotidiana; la Storia entra nel nostro racconto sotto forma di un paio di mutande.

Milan Kundera, “La vita è altrove