Gli amici dell’università

I ragazzi di Santa Marta

Ma gli amici. Ah, gli amici. "O ragazzi: ma, o come si sta bene insieme?!", direbbe il Daniello parafrasando il Melandri (Rambaldo, architetto). Questo pensierino è stato scritto un pomeriggio di fine anno a Firenze, in un Irish pub, aspettando che il Tarchiapone mi venisse a prendere colla macchina, che, oh, ma l'è sempre in ritardo!

Pensierino: gli amici dell'università

DanielloDaniele è un mio amico di Firenze. Ci ha un fratello che è uguale a lui, solo che sembra più giovane. Daniele è bravo, ci ha un po' di pancia, ogni tanto si sbrodola quando beve la birra, e quando ride la bocca gli arriva agli orecchi. Egli è fiorentino, per cui ci ha un po' la puzza sotto il naso, e quando parla con i Pistoiesi, li prende sempre per il culo.

il BeneRoberto è di Quarrata. Anzi, del Barba. Quando si era insieme al liceo siamo stati fidanzati, per un po', perché poi non voleva fare all'amore con me, e mi ha lasciato per una tizia piccola, bassa e mora che io, dio bonino, ero di molto più bello. Anche Roberto è bravo, la mia nonna Bianca se lo ricorda ancora ché quando mi sono laureato l'aveva presa a braccetto per farle scendere le scale e andare a bere lo spumante, che alla mia nonna (ma anche a Roberto) piace tanto.

FrustinoAndrea si chiama Fragai ma tutti dicono Frustino. Egli parla poco, ma quando dice qualcosa, tutti stanno zitti, e quando non dice nulla è ancora peggio. Andrea ci ha il naso un po' grosso, ma nessuno ci fa caso perché quando ride tutti gli guardano gli occhi che diventano a mezzaluna, così ridaono tutti. Andrea suona la chitarra. Io l'ho visto poche volte, ma mi pare che quando faccia gli assoli, gode parecchio.

PierpaoloPierpaolo è anche lui di Firenze, come Daniele, Però lui dice che è di Scandicci. Anche lui ci ha il naso strano come Andrea, però è più nero. Quando lo incontro gli fa sempre freddo, e poi ti dà sempre di grullo.

Mau(ri)zioMaurizio non ho ancora capito dove vive che tutte le volte che gli mando una cartolina ci devo scrivere un sacco di vie che poi non c'è più lo spazio per scrivere Firenze. O Fiesole? Vittorio

Vittorio è un mio amico del sud. Della Toscana, intendo, che però quando ci parlo non capisco mai cosa dice. Forse viene da un altro Paese, magari da un'isola, tipo la Sardegna o l'Isola d'Elba.

YuriYuri è da tanto che non lo vedo. Mi ricordo che c'ha sempre la barba e se la taglia a Vicchio, che è nel Mugello, ma a me mi pare parli fiorentino. Ci ha sempre delle scarpe da ginnastica sudice e vecchie, e dice che è comunista. Però poi fa gli areoplaniniaeroplanini di carta e ci gioca nel cortile dell'università insieme ad un tizio che il Perugino chiama Yuri trasposto.

All'università ci avevo poi tanti altri amici (più o meno). Ora, il problema era che erano quasi tutti òmini, e a me, dopo che Roberto mi ha lasciato, gli òmini non mi garbano più. Per cui me li sono mezzi dimenticati. A parte il Vignali, che ci aveva sempre la ralla addosso e Daniele la annusava sempre.

Ora devo finire, ché Daniele mi viene a prendere.

(Firenze, 29.12.2003, data del racconto; la foto qui sotto, vedrai, è della primavera 1995, visto che ci avevo ancora i capelloni)



come eravamo